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Un motivo a caso per vedere True Blood

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Perché questo blog tratterà di cinema, fumetto, tv, pubblicità, cose nerd, cazzi miei, ecc … ma qui si parla di cultura, con la C maiuscola.

Insomma, True Blood (che mi ha piacevolmente colpito, sono a metà della stagione 3) è una serie TV che pullula di apparizioni femminili.

In genere, questi personaggi femminili che sbucano (da non si sa dove) compiono delle azioni primarie (si tratta di due costanti invariabili che accomunano tutti i nuovi personaggi secondari del gentil sesso):

1) Si sbattono Jason Stackhouse.

2) Vengono ammazzate.

Inoltre, è quasi inutile sottolineare il fatto che queste tizie sono quasi sempre delle schizzate, oppure maniache omicide, oppure esseri soprannaturali che vogliono portare caos.

Ma partiamo ad analizzare (in ordine ascendente di bellezza rigorosamente secondo me) queste belle fanciulle. Ovviamente, essendo l’articolo a scopo di pura soddisfazione personale, non verranno citate né prese in considerazione le apparizioni di personaggi femminili sessualmente poco appetibili. Specialmente la protagonista, Anna Paquin, il cui bel fisico è completamente rovinato da un viso che ricorda quello di un astuccio porta penne. Poi, de gustibus.

6. Jessica Hamby (Deborah Ann Woll)

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Adolescente tramutata in vampiro da Bill Compthon per punizione del Magister.
È una rompipalle che non riesce a gestire la sua nuova natura di vampiro, comunque sa il fatto suo.

5. Amy Burley (Lizzy Caplan)

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Appare nella prima serie salvando Jason Stackhouse dall’essere scoperto a cercare V (Sangue di vampiro) al Fangtasia. Diventa cameriera al Merlotte’s dopo che Dawn viene uccisa da un misterioso assassino. Viene uccisa pure lei dopo, probabilmente perché era abbastanza pheega e perché completamente pazza.

4. Daphne Landry (Ashley Johns)

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Daphne entra in scena nella seconda stagione, ovviamente anche lei diventa cameriera (c’è sempre quel posto vacante lasciato da Dawn, altra bella tipa di cui vi parlerò presto) al Merlotte’s. È imbranata come poche, ma questo difetto è nulla in confronto al fatto che Daphne è una mutaforma innamorata della principale antagonista della seconda serie (Maryanne la menade) che ha come scopo principale quello di attirare Sam Merlotte in una trappola mortale. Anche lei dopo qualche trombata viene uccisa, nel rispetto della tradizionale uccisione della cameriera del Merlotte’s.

3. Sarah Newlin (Anna Camp)

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Appare nella seconda serie, è la moglie del reverendo Newlin, insieme a lui svolge una battaglia infinita contro i diritti dei vampiri. Alla fin fine sono tutti dei pazzi esaltati, compresa lei, che a differenza delle altre non diventa cameriera al Merlotte’s e non viene assassinata (ma è ugualmente una fuori di testa).

2. Dawn Green (Lyn Collins)

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Ecco l’illustre Dawn. La cameriera che viene uccisa nelle primissime  puntate di True Blood e che lascia un posto vacante al Merlotte’s e soprattutto nei cuori. Perché è veramente bona! Niente, anche lei come quasi tutte le tizie citate in questo articolo si trombava Jason Stackhouse. Beato lui direbbero.

1. Sophie-Anne Leclerq  (Evan Rachel Woods)

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Beh… che vi devo dire?
Apparte che è la Regina. La regina dei vampiri, mica cazzi. Cioè, non ho mica detto che è sottosegretario di stato. Spaccia V e fa sesso sfrenato sia con uomini che con donne. <3 Comunque, l’attrice l’avevo già vista… è uscito fuori che è la ragazzetta di “Wake me up when September ends” e di “Thirteen”. Vorrei tanto chiederle di sposarmi, ma mi pare sia fidanzata con Marylin Manson. Che storie.

 

Fuori classifica, premio MILF (non sto qui a spiegare cosa significa, cercatevelo su google):

Maryann Forrester (Michelle Forbes)

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È la menade cattiva della seconda serie. La sua principale colpa è quella di organizzare tipo 30 festini al giorno dove tutto il paese si riunisce in atti orgiastici e forte assunzione di alcool e droghe di tutti i tipi, musica a palla, gente che si tuffa in piscina e alla fine i vicini si lamentano, che cazzo. Non si fa. La punizione esemplare se la becca quando Sam Merlotte la impala trasformandosi in una sorta di enorme ungulato.

The Social Network

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In ritardo, ma meglio tardi che mai.

L’ho visto pochi giorni fa avvalendomi delle tecnologie mistiche nerd.

Insomma, è un bel film. Non mi aspettavo niente di meno da David Fincher soprattutto consapevole dell’enorme successo che quest’opera ha riscontrato sulla critica hollywoodiana.

Dal mio punto di vista, Fincher, prima ancora di essere un gran regista (uno dei migliori degli ultimi 20 anni) è anche uno che sa come selezionare i propri progetti.

Un film su Mark Zuckerberg e sulla creazione di Facebook è una grande idea, ma lo è ancora di più se è un riadattamento cinematografico a un libro interessantissimo: The Accidental Bilionairs di Ben Mezrich.

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La sceneggiatura è affidata ad Aaron Sorkin, sicuramente uno dei migliori nel campo.

Arriviamo al dunque: The Social Network parla della creazione di Facebook, dal 2004, data della sua fondazione, fino alla causa indetta verso di esso per 600 milioni di dollaroni.

Mark Zuckerberg è un nerd dotato di una intelligenza fuori dal comune e grandi idee; lo vediamo alle prese con la sua ragazza in procinto di diventare ex-ragazza dal momento che in un dialogo lungo 5 minuti la offende velatamente o non velatamente circa 240 volte.
Lei lo lascia, e lui torna nel dormitorio e comincia a smanettare al pc: non va su youporn però, come farebbe il 99% di noi mediocri, comuni, nerd mortali.
No, Mark comincia a rubare dai database di tutti gli istituti di Harvard le foto delle ragazze iscritte e crea Facemash.com , un sito dove i ragazzi votano chi è la più topa.

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L’afflusso di utenza è così forte e repentino che i server di Harvard crashano e il giovane Zuckerberg attira su di sé una gran quantità di attenzione. Quelli che sembrano interessarsi di più sono i fratelli Winklevoss, due armadi di 2 metri per 100 kg che vogliono proporgli di lavorare come programmatore per loro.

La loro idea è di creare un social network dove i ragazzi e le ragazze di Harvard avrebbero potuto chattare e dirsi porcherie di notte.

Mark accetta ma per circa 40 giorni non se li fila di striscio, non consegnando neanche mezza riga di codice, finché non decide di creare un social network per cazzi suoi. Ad aiutarlo ci sarà Eduardo Saverin, che diventerà ben presto il primo e principale finanziatore di “Thefacebook”.

Le cose vanno a gonfie vele, Thefacebook aumenta sempre di più il proprio raggio di azione. Poi arriva Justin Timberlake, ossia Sean Parker, ossia un cocainomane che …
sì, il tizio che ha creato Napster. Il carisma di Parker e i suoi preziosi consigli (nessuno ci sarebbe mai potuto arrivare: meglio Facebook di The Facebook) allontano progressivamente Mark Zuckerberg dal suo amico Eduardo, finché, alla fine, Mark non lo esclude definitivamente dal progetto incastrandolo con un contratto bastardo che lo priva di tutte le azioni della società.

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A questo punto arriviamo alla fine, Zuckerberg è in tribunale a raccontare le vicissitudini che lo hanno portato a quel punto, accusato dai Winklevoss di furto di proprietà intellettuale ( ai quali poi, intendo nella vita reale, il buon Zuckerber ha pagato un risarcimento di circa 65 milioni di dollari) e accusato da Eduardo Saverin, il suo migliore amico. (al quale poi ha dato una cifra indefinita, tendente probabilmente alle centinaia di milioni di dollari).

Alla fine del film, Mark accede al suo profilo di facebook e manda una richiesta d’amicizia a Erica Albright, l’ex ragazza da cui si separò a inizio film.

Non sono morto.

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Penny che ride e mostra le cosce, Sheldon, Leonard che vorrebbe farsela, una classica scena di Big Bang Theory.
È che ho avuto la linea internet giù per qualche giorno, in concomitanza con una serie di impegni universitari/circostanziali che mi ha trattenuto a Roma costantemente. Comunque, oggi offro un resoconto minimo delle serie tv, fumetti, libri, film che ho visto e sto vedendo recentemente.
In origine avrebbe dovuto chiamarsi: Quello di cui mi nutro attualmente.
O una cosa del genere.
Californication, Season 4:
Ne ho parlato poco tempo fa in occasione dei pre-air. Per ora niente da aggiungere, nell’attesa dei nuovi episodi.
Big Bang Theory, Season 4:
È iniziata abbastanza bene e le ultime puntate sono in crescendo.
How I met Your Mother, Season 6:
La storia evolve con calma e ingegno, una delle sit-com migliori degli ultimi anni.
True Blood:
Aspetto di vedere la terza stagione, ho iniziato con scetticismo ( Basta vampiri!) ma Alan Ball non si smentisce. Ha creato un serial horror veramente ottimo. Personaggi ben caratterizzati e una trama che non annoia mai.
Breaking Bad:
Ho visto la prima stagione e aspetto di vedere la seconda.  Se ne parla un gran bene e voglio scoprire il perché. Per ora niente male.
Fare il fumetto:
è un libro cult per tutti gli appassionati, Scott McCloud sviscera il fumetto da capo a piedi e ne rivela molti segreti.
Il viaggio dell’eroe:
Il libro da leggere per ogni aspirante scrittore o sceneggiatore, Christopher Vogler attualizza gli studi narratologici di Joseph Campbell e li adatta alla struttura cinematografica.

Ho visto The Social Network da poco, (con colpevole ritardo), scriverò qualcosina a riguardo.

DEMO.

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Demo è un fumetto di Brian Wood, disegnato da Becky Cloonan e pubblicato nel 2006 negli USA.
È un insieme di brevi storie a fumetti legate in qualche modo tra loro, e i cui protagonisti sono ragazzi alle prese con le difficoltà causate da una vita ai margini.
Demo parla di diversità e uguaglianza, di libertà e schiavitù, di amicizia, solitudine, amore e odio. Parla di vita e di morte. Di giovani che decidono di vivere separati o di morire assieme. Demo parla di Brian Wood, di Becky Cloonan, di me, di chiunque stia leggendo questo articolo e di chiunque non lo leggerà mai.
Demo parla di noi, e in fin dei conti, ne dice un gran bene.

Il vampiro Americano, varianti note.

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La figura del vampiro è sempre stata affascinante, intrigante, ricercata, indagata dai cultori dell’horror, del fantasy, del mistero. Da qualche annetto però, questo vampiro si è trasformato in una bamboletta ben confezionata venduta in centinaia di varianti, a mo’ di Barbie.
Quando il mito del vampiro viene tolto dalle mani di scrittori di teen-drama (ogni riferimento a cose o persone realmente esistite è puramente casuale, in caso contrario comunque non mi sto riferendo solo a Twilight) e consegnato alle mani esperte e consapevoli di un signore dell’Horror, allora il risultato sarà molto simile ad American Vampire.
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American Vampire è una serie Vertigo in corso attualmente. Scritta e ideata da Scott Snyder, autore di Voodoo Heart, e disegnata da Rafael Albuquerque, la serie ha avuto un gran bell’ hype grazie alla partecipazione al progetto di Stephen King, che non ha bisogno di grandi presentazioni; quest’ultimo ha scritto alcuni episodi del primo ciclo e non sappiamo se prima o poi tornerà a collaborare al progetto di  Snyder.
American Vampire narra la nascita del primo vampiro sul suolo americano, Skinner Sweet, un bandito che, dopo essere stato morso da un vampiro europeo, si tramuta in qualcosa di diverso, più forte, invulnerabile ai raggi solari, ma con la stessa brama di sangue.
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Il primo volume è uscito questo mese in Italia e racchiude i numeri originali 1-5 della serie. La storia è ben scritta da entrambi gli autori e Albuquerque è un bravissimo disegnatore che entra benissimo nell’atmosfera western-horror della storia. Il personaggio di Skinner Sweet inoltre è veramente interessante e mai banale, una figura mutante da cui non ci si aspetta mai nulla di rassicurante e scontato.
Insomma, dopo True Blood (di cui parleremo presto), un’altra bella notizia per tutti gli amanti delle storie sui succhiasangue, quelli che piacciono a noi, cattivi e bastardi.

Dr. Who for dummies.

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Doctor Who è una delle serie televisive sci-fi più famose mai esistite, e anche la più longeva, vantando decine e decine di anni di programmazione. Mi ha sempre attirato ma, proprio per via di questa sua longevità incredibile, e quindi per via di quel classico timore reverenziale per la “continuity” (che è il nemico numero uno dei neofiti di comics americani), la sua visione mi è sempre stata difficile. Quindi, salvo un paio di tentativi falliti non ho mai iniziato.
Un articolo su CBR però, potrebbe essere uno spunto interessante per tutti quelli che, come il sottoscritto, sono interessati a questo show.
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In sintesi, ecco quali sono le cose da sapere se si vuole iniziare a seguire Doctor Who.
1) Doctor Who è una serie TV britannica iniziata nel 1963, terminata nell’ 89, e poi ricominciata nel 2005. All’origine era studiata come uno show educativo per bambini; ottenne un successo straordinario sul grande pubblico e su scala mondiale. Uno dei motivi principali della lunghezza di questa serie è dovuto alla principale caratteristica del protagonista, di morire per poi rigenerarsi al termine del proprio ciclo vitale: di conseguenza l’attore protagonista è propenso a cambiare spesso a causa di queste “mutazioni” cicliche. La nuova serie iniziata nel 2005 ha avuto anche due spin-off: Torchwood e Sarah Jane Adventures.
2) La serie parla di un alieno che viaggia nel tempo chiamato “Dottore” (Who deriva dal fatto che, quando il Dottore si presenta agli sconosciuti appunto come, “Il Dottore”, questi si chiedono “Il dottore chi?” in inglese: “Doctor…Who?”).  La sua macchina del tempo è il TARDIS ( Time and relative dimension in space) , che ha la forma di una cabina telefonica londinese ed è in grado di viaggiare anche nello spazio profondo. Per qualche ragione il Dottore è legato indissolubilmente alla razza umana, questo legame lo porta a compiere le sue avventure perennemente a contatto con gli umani e spesso sulla terra. Inoltre molti dei suoi alleati saranno di razza umana. In molte puntate il Dottore salverà la razza umana dall’estinzione o dalla fine del mondo. È un inguaribile ottimista e pacifista, preferisce discutere piuttosto che sparare.
Allora, perché guardare Doctor Who?
Perché gli episodi sono scritti bene, ben recitati, e si tratta di uno show sci-fi genuino, originale, divertente e pauroso al tempo stesso. Puro intrattenimento.
Da dove cominciare?
CBR ci consiglia di iniziare dalla prima puntata del 2010, la prima puntata del nuovo dottore Matt Smith e del nuovo autore Steven Moffat.
Io probabilmente partirò da qui, vi farò sapere.

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SI spende poco a Hollywood

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Questa è la lista dei film realizzati nell’arco di quest’anno, quelli più costosi.

10. Karate Kid. 176,5 milioni di dollari.

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9. Dragon Trainer.  solo 217.5 milioni di dollari.

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8. Shrek e vissero felici e contenti,  238,3 milioni di dollari.

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7. Cattivissimo me, 250,2 milioni di dollari.

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6. Harry Potter e i doni della morte (parte 1), 258,3 milioni di dollari.

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5. Inception, 292.4 milioni di dollari.

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4. Eclipse,  Twilight Saga, 300,5 milioni di dollari.

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3. Iron Man 2, 312,1 milioni di dollari.

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2. Alice in Wonderland, la bellezza di 334,1 milioni di dollari.

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1. Il primo posto se lo aggiudica Toy Story 3, che polverizza i contendenti con la cifra incredibile di 415 milioni di dollari.

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Starbucks Cambia

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Recentemente si è parlato di un lavoro da parte di Antrepo in cui una serie di famosissimi brand venivano de-costruiti e riadattati in chiave minimal. (potete vederli qui sul sito dello studio grafico)

Ebbene, ora la cosa non è più soltanto un’idea, perché la Starbucks sta cambiando il proprio logo proprio sulla stessa scia dei “falsi” pubblicati da Antrepo. (ovviamente non sappiamo se è un caso o forse no)

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Ecco il cambiamento. Come potete vedere rimane solo la “sirena”, mentre la scritta Starbucks Coffee scompare del tutto, a dimostrazione della convinzione di Starbucks  (e dei suoi creativi) di essere ormai un brand affermato in modo radicale in tutto il mondo.

Qui sotto un’ infografica della storia del brand fino a oggi.

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