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Traduzione creativa

3 commenti

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Cos’è?
Semplice. Lo stupido, demenziale metodo Italiano di tradurre i titoli dei film esteri.
In generale, l’incredibile chicca è che si riesce a prendere film dal nome superfigo come “Dead Poets Society” e dargli quel non so che di poetica alla cacio e pepe / parmigiana di melanzane / tarallucci e vino come “L’attimo fuggente” che è un buon titolo ma che, udite udite, non c’entra un cazzo con il titolo originale. E. questo. basta. per. una. persona. sana. di. mente. a. definirlo. MERDA.
Un’opera d’arte, un FILM, un libro, un fumetto, una poesia, sono fatti di contenuti e di un TITOLO. Che è una delle chiavi di volta dell’universo che ruota attorno e dentro l’opera. Se un titolo è così, non è solo per marketing, o per fare i fighi, o perché suona bene. Ma i motivi sono vari e tutti sono validi, più validi senza ombra di dubbio di un “ma sì traduciamolo così  perché in italiano vene più meglio”. Andate a fare in culo.
Si potrebbero fare parecchi esempi di queste cagate commesse da persone che restano prudentemente (e intelligentemente) nell’anonimato: i traduttori dei titoli (a meno che io non sia l’unico a non conoscere chi cazzo siano i furbacchioni, a quel punto mi chiederei rivolgendomi anche a tutti gli altri organismi intelligenti della terra: che cazzo state aspettando a ucciderlo?): uno su tutti “Eternal sunshine of the spotless mind”, titolo poetico e brillante, è diventato “Se mi lasci ti cancello”.
Tendenzialmente ora la moda è tradurre tutti i titoli delle commedie americane in questo modo. “Se fai questo faccio quest’altro, con un tono ironico e tendenzialmente tenero, ammmmore”.
Questo piccolo pensiero è scatenato dall’ultima notizia che ho letto: The Rum Diary, film in arrivo sui nostri schermi ad Aprile, interpretato da Johnny Depp e quella gran bella bionda di Amber Heard, verra tradotto così: Le cronache dell’amore.
Evidentemente RUM è una parola offensiva. Forse non l’avremmo capita. Geniale traduzione. Buttiamola sempre sull’amore che acchiappa lo stesso. (Non importa se il film ha come motore tutt’altro che l’amore).
Uccidetelo.

Il mio nuovo colore

1 commenti

Tanto tempo fa lessi in giro sul web della differente percezione dei colori tra uomo e donna.

Cioè.
La questione non era tanto fondata sulla differenza, piuttosto sul fatto che noi uomini siamo poco più che dei cavernicoli quando si parla di guardare le sfumature estetiche del corpo umano B. (E per corpo umano B intendo quello che, ammettiamo, è l’insieme degli aspetti di un corpo femminile che talvolta mettiamo in secondo piano rispetto alle cose seguenti: gambe, culo, tette, piedi (per i feticisti del genere), viso (e per viso non intendo la parola viso come la intendono le signorine, bensì quell’area che va dal collo in sù che rappresenta una delle poche parti del corpo femminile che non ci eccita toccare ma che è di fondamentale importanza nel definire se una tizia è passabile oppure è un cesso) ecc… )
Ebbene, a quanto pare, l’uomo ha una blanda percezione delle differenze cromatiche. Insomma, per noi esisteranno più o meno otto diversi colori, per le donne centinaia.



Tutta questa faccenda è direttamente riconducibile anche a eventuali discussioni che possono venir fuori quando la tua ragazza cambia colore dei capelli e spera che tu te ne accorga.
I: Non devi dirmi niente?
S: Classica domanda trabocchetto. È una trappola.
I: Dai, non fare sempre il coglione.
S: Non posso andare per tentativi vero?
I: Te l’ho detto che mi sono fatta il colore
(questo termine, all’incirca, viene utilizzato per indicare una seduta dal parrucchiere in cui ti colora i cazzo di capelli)
S: Ah sì. Vero.
(Simone, usa un aggettivo a caso per manifestare la tua approvazione)
Belli!
I: Ma te ne sei accorto vero? cioè. Sono diversissimi.
S: (Che diavolo ne so? Sono capelli castani. Erano castani anche prima)

I: Niente eh? Sono color cioccolato fondente al peperoncino dal gusto forte della liquirizia e dell’orzo tostato. Come cazzo fai a non vedere la differenza? Prima erano castani tendenti al biondo cenere di sigaro al rosmarino essiccato al sole.
S: (Completamente nel pallone. Limitati ad annuire. Situazione che ha del paradossale vero?)
Ah… sì… boh… forse mi sono soffermato poco a guardarli, magari appena ti rivedo te lo so dire…
I: Guarda queste due foto.
S: (Riceve le foto – Guarda le foto) ok. Viste. In questa foto sei scosciata, niente male, me la salvo nell’archivio “Serate solitarie a Roma”
I: … Quindi?
S: (Rifletti: se te le ha passate c’è un motivo. Un fottuto malefico motivo. Stai per venire lapidato) …
I: Cazzo! Dai! Svegliati ciccio! Sono diversi! Nella seconda foto ho i capelli del colore nuovo! Tal cioccolatofondentealpeperoncinodalgustofortedellaliquiriziaedellorzotostato!
S: (Assurdo. Comico. Dovrei scriverci un articolo stupido sul blog)
Ah.
I: Vabè. Fottiti. L’archivio “Serate solitarie a Roma” ti tornerà molto utile di questi tempi.
Fine.

Fanculo Justin Timberlake.

1 commenti
Didascalia del tipo "boh com'è che diceva James Dean?"





















Le cose stanno così.
Sono stato al cinema a vedere "In Time".
Escludendo eventuali protasi in cui mi dilungo sulle motivazioni che mi hanno condotto a sedermi lì, su quella sedia, di quel cinema, non troppo comoda ma in ultima fila con la speranza di approfittare del film noioso per, non lo so, tentare di compiere qualche eroica porcata ai danni della figura femminile al mio fianco (tra l'altro rea di avermi messo in quella situazione), sono qui adesso per manifestare alcuni appunti sul film.

Olivia Wilde...
perché sprecarla per quei 10 minuti in cui si finge una donna di 50 anni con il corpo di una venticinquenne e poi muore in quel tenue tentativo di strappare una flebile commozione agli spettatori?
Nel senso.
Va benissimo. Non è male il suo ruolo.
Ma era una delle poche cose antonomasticamente "belle".

Justin yeah Timberlake.
Yeah. Non è neanche male come attore se il regista non si fosse colpito da solo il cervello a pisellate prima di girare ogni cazzo di scena del film.
Nell' universo parallelo di In Time ogni cazzo di giovane operaio inutile è uno a cui 007 (o Chuck Norris) porterebbe giusto la borsa o allaccerebbe le scarpe.

Cillian Murphy scappa finché sei in tempo.

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