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Storia horror americana dei fratelli Grimm? Wtf!?

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Pensavate fossero solo fiabe? Pensavate fosse possibile servirsi di questo quesito per un’ opera di finzione sola, o al massimo due, ma sì dai, facciamo pure tre proprio a tirare la corda il più possibile? E invece la risposta è sì alla prima domanda e no alla seconda. Perché dopo Fables, Shrek e compagnia bella, più qualche recente film ispirato alle fiabe dei fratelli Grimm rilette in chiave horror, pensavamo che la pappina della rilettura della fiaba in chiave horror /fantasy/ comica ecc… fosse ormai arrivata al capolinea.
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Fables: fumetto della Vertigo nonché prima vera rilettura horror / noir delle fiabe dei fratelli Grimm. Consigliatissimo!
E invece, proprio a partire da quest’autunno, le due emittenti statunitensi NBC e ABC decidono di sfidarsi in un duello all’ultimo sangue tra fate, lupi cattivi, cappuccetti rossi e fichi d’india.
Ora, tra le due serie nasciture, ossia Grimm e Once Upon a Time, la prima sembra essere quella più lontanamente azzeccata. Per primo motivo, egocentricamente, perché è l’unica delle due che ho deciso di vedere in base ai trailer diffusi su internet prima delle rispettive premiere, poi perché Once Upon a Time non sembra proprio abbia delle prospettive felici. Il soggetto sembra piuttosto banale (non che quello di Grimm sia originalissimo, però.)
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Shrek in una delle sue espressioni più intelligenti
Nick Burckhardt è un detective di Portland che, oltre ad avere un nome impronunciabile e una frangetta da pirla, scopre di avere lo strano e misterioso potere di vedere il lato oscuro e selvaggio delle persone.
La sua vita cambia quando la zia Marie, malata terminale, lo mette in guardia: noi discendiamo da una grande stirpe, i Grimm, combattiamo il male, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, che la forza sia con te, ecc… Con occhi sbarrati, Nick guarda la testa pelata della zia, e teme che l’alopecia sia ereditaria: presto perderà la frangetta. La zia lo rassicura: “È la chemio, minchione.”Nel frattempo, una serie di eventi sconvolgono la vita tranquilla di Portland: prima una ragazza del college viene trovata a dadini nel bosco, e poi un’altra bambina viene rapita. Entrambe avevano un giacchettino rosso (con il cappuccio). Insomma: Nick si mette alla ricerca del lupo cattivo. Ma le sorprese sono dietro ogni angolo: non c’è un solo lupo cattivo, e inoltre ce ne sono alcuni che sono “fuori dal giro”, come il buon Eddy Munroe che riesce a controllare il lupo che è in lui e non uccide più nessuna bimba con il cappuccio rosso.
Alla fine della puntata il lupo cattivo muore e tutti vissero felici e contenti, com’era facile immaginare.
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Un lupo cattivo oppure Wolverine
Parlando di “vecchi classici duri a morire e a ripresentarsi”, da tenere d’occhio anche American Horror Story. Serie TV dal gusto dell’horror classico: ha avuto un bell’impatto con il pubblico, a parte il fatto che è forse un tantinello lo stereotipo dell’horror americano: famiglia felice/infelice che si trasferisce – casa nuova – casa fighissima – i vecchi inquilini, ops, sono morti – i vecchi inquilini, ops, erano dei pazzoidi – c’è una cantina – c’è una soffitta di quelle che tiri giù la fune e scendono le scale, inquietante lo so – c’è una bambina down che va in giro a fissare le persone e a dire “morirete tutti” – c’è un pazzoide con il 70% del corpo dilaniato dalle ustioni – c’è un costume sado-maso di lattice completamente nero – ci sono due gemelli rosci che appaiono come fantasmi – c’è una governante pazzoide – tutti i protagonisti sono palesemente pazzi.
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Una donna sadomaso esce fuori dal soffitto
Potrei continuare ancora per molto ma il concetto è chiaro. Aspettiamo di vedere le prossime puntate per capire se queste due serie valgono davvero la pena o sono destinate a finire nel dimenticatoio e a chiudere dopo la prima stagione.

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