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The Social Network

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In ritardo, ma meglio tardi che mai.

L’ho visto pochi giorni fa avvalendomi delle tecnologie mistiche nerd.

Insomma, è un bel film. Non mi aspettavo niente di meno da David Fincher soprattutto consapevole dell’enorme successo che quest’opera ha riscontrato sulla critica hollywoodiana.

Dal mio punto di vista, Fincher, prima ancora di essere un gran regista (uno dei migliori degli ultimi 20 anni) è anche uno che sa come selezionare i propri progetti.

Un film su Mark Zuckerberg e sulla creazione di Facebook è una grande idea, ma lo è ancora di più se è un riadattamento cinematografico a un libro interessantissimo: The Accidental Bilionairs di Ben Mezrich.

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La sceneggiatura è affidata ad Aaron Sorkin, sicuramente uno dei migliori nel campo.

Arriviamo al dunque: The Social Network parla della creazione di Facebook, dal 2004, data della sua fondazione, fino alla causa indetta verso di esso per 600 milioni di dollaroni.

Mark Zuckerberg è un nerd dotato di una intelligenza fuori dal comune e grandi idee; lo vediamo alle prese con la sua ragazza in procinto di diventare ex-ragazza dal momento che in un dialogo lungo 5 minuti la offende velatamente o non velatamente circa 240 volte.
Lei lo lascia, e lui torna nel dormitorio e comincia a smanettare al pc: non va su youporn però, come farebbe il 99% di noi mediocri, comuni, nerd mortali.
No, Mark comincia a rubare dai database di tutti gli istituti di Harvard le foto delle ragazze iscritte e crea Facemash.com , un sito dove i ragazzi votano chi è la più topa.

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L’afflusso di utenza è così forte e repentino che i server di Harvard crashano e il giovane Zuckerberg attira su di sé una gran quantità di attenzione. Quelli che sembrano interessarsi di più sono i fratelli Winklevoss, due armadi di 2 metri per 100 kg che vogliono proporgli di lavorare come programmatore per loro.

La loro idea è di creare un social network dove i ragazzi e le ragazze di Harvard avrebbero potuto chattare e dirsi porcherie di notte.

Mark accetta ma per circa 40 giorni non se li fila di striscio, non consegnando neanche mezza riga di codice, finché non decide di creare un social network per cazzi suoi. Ad aiutarlo ci sarà Eduardo Saverin, che diventerà ben presto il primo e principale finanziatore di “Thefacebook”.

Le cose vanno a gonfie vele, Thefacebook aumenta sempre di più il proprio raggio di azione. Poi arriva Justin Timberlake, ossia Sean Parker, ossia un cocainomane che …
sì, il tizio che ha creato Napster. Il carisma di Parker e i suoi preziosi consigli (nessuno ci sarebbe mai potuto arrivare: meglio Facebook di The Facebook) allontano progressivamente Mark Zuckerberg dal suo amico Eduardo, finché, alla fine, Mark non lo esclude definitivamente dal progetto incastrandolo con un contratto bastardo che lo priva di tutte le azioni della società.

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A questo punto arriviamo alla fine, Zuckerberg è in tribunale a raccontare le vicissitudini che lo hanno portato a quel punto, accusato dai Winklevoss di furto di proprietà intellettuale ( ai quali poi, intendo nella vita reale, il buon Zuckerber ha pagato un risarcimento di circa 65 milioni di dollari) e accusato da Eduardo Saverin, il suo migliore amico. (al quale poi ha dato una cifra indefinita, tendente probabilmente alle centinaia di milioni di dollari).

Alla fine del film, Mark accede al suo profilo di facebook e manda una richiesta d’amicizia a Erica Albright, l’ex ragazza da cui si separò a inizio film.

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